Storia di una nascita in autunno

Diffidate da chi vi dice che partorirete sicuramente in anticipo. Che la pancia è bassa, che siete brutte e quindi ci siamo, che la luna è piena o che voi vi sentite pronte. Sarà il bambino a decidere quando nascere e potete affidarvi ad una sola certezza: nascerà!

Io ho ancora difficoltà a realizzare che ho partorito, cioè che in quel pancione c’era Elio che è la perfetta fusione di due anime: quella di Simone e la mia.  Un percorso troppo miracoloso per essere spiegato scientificamente. Almeno per me. 

Quel giorno

Comunque, sono passati nove mesi dall’unione di quelle due prime cellule, la valigia è in macchina e il meteo ci sta regalando le migliori ottobrate romane. E’ martedì mattina e ho appuntamento con l’ostetrica per l’ennesimo monitoraggio: contrazioni regolari ma senza dolore, dilatazione di cinque centimetri. Sei sicura che sia il primo figlio? Normalmente in questa fase non dovresti passeggiare e sorridere, non allontanarti troppo dall’ospedale e chiamami appena iniziano i dolori.

Regola numero uno

Dunque, andiamo al bar e ordiniamo due pizzette. La regola numero uno di casa Provenzanoci è non rischiare mai di restare senza cibo. Mi sento bene e torniamo a casa. Mettiamo in scena il nostro solito teatrino ammazza tempo: fare qualunque cosa per non farci divorare dall’attesa che dopo settimane di falsi allarmi è insopportabile. Scelgo uno di quei film che mi calzano a pennello: Julie e Julia. Ricette, scrittura e Meryl Streep mi sembrano il kit ideale per la mia situazione. Iniziano le contrazioni, fastidiose ma non dolorose.

Sapete quando durante il corso preparto vi dicono di aspettare ad andare in ospedale perché le contrazioni “giuste” sono dolorose, regolari e frequenti? Ecco, anche stavolta sarà un falso allarme. Simone si distrae pagando le bollette, io faccio una pausa da Meryl Streep per chiamare l’ostetrica: “vieni in ospedale non puoi continuare a stare in giro con una dilatazione così e le contrazioni”. 

Partorirò?

Ok. Io e Simone siamo scettici, in macchina ascoltiamo la musica, lo accompagno a parcheggiare e entro in pronto soccorso sulle mie gambe. Sono le 15:00, vado a cambiarmi ed entro in sala parto. Sono sola, mi sento bene e penso che niente è come mi sarei aspettata. Mando un selfie a Simone con ancora gli orecchini chiedendomi come farò a far uscire Elio dal mio corpo. 

A questo punto mi passa per la testa l’idea di non fare l’epidurale, tutto sommato sto bene e sono già a buon punto con la dilatazione. Magari facciamo in fretta e non ce n’è bisogno, penso in preda agli ormoni. Per fortuna l’ostetrica mi ricorda che Elio è un bambinone e che forse più avanti avrei implorato il contrario. 

Si fa sul serio

Ore 16:00 iniziano i dolori seri, Simone è con me e mi aiuta a respirare e a gestire il dolore, alle 17:30 siamo a otto centimetri. Non distinguo più una contrazione e l’altra e il dolore continuo mi fa richiedere a gran voce l’epidurale. Dilatazione completa ma la testa è ancora alta. Ore 18:00 il sollievo dell’epidurale dura poco e devo stare in ginocchio per aiutare Elio a spingere il suo capoccione verso il mondo. Sono le 20:30 ed è tornato il dolore continuo, l’ostetrica mi annuncia quello che temevo: dobbiamo iniziare a spingere e non sarà una cosa breve. Devo collaborare con Elio, entrare in sintonia con lui e compiere il miracolo. Simone è meglio di un’ostetrica e sa esattamente cosa fare: ha capito come motivarmi, come devo tenere le gambe, come devo respirare e quando devo spingere. “Non ce la faccio più” dico piangendo a Simone che mi stringe la mano e mi rassicura che ce la farò. Non esagero se dico che abbiamo partorito insieme, le nostre anime erano fuse dentro e fuori dalla pancia. Intorno alle 21:45 mi dice quattro parole magiche: s-i v-e-d-e l-a t-e-s-t-a.

Ce l’ho quasi fatta: io, Simone e Elio ci stiamo per incontrare. Guardo Simone che mi sorride e mi guarda con orgoglio e tenerezza. Sono le 22:00 e sento forte il bisogno di spingere. 

Eccolo. E’ nato.

Sento il suo calore sul mio corpo, è morbido, caldo e bellissimo. Sento subito che ha bisogno di noi, che si incanta con il suono della mia voce e si calma con il calore delle mani di Simone. Sono così emozionata che non capisco nulla. Non facciamo in tempo ad avvisare nessuno che siamo fuori dalla sala parto e le nostre famiglie sono lì, a vivere con noi lo spettacolo della nascita. Sono senza parole dall’emozione. 

E’ l’1:00 e chiediamo se Elio può stare in camera con noi, io sono troppo emozionata per dormire e passo la notte a guardare Elio e Simone con un amore che non so dire. Sento il cuore che mi scoppia di gioia. 

Storia di una nascita
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