Malintenzionato o malfidato? Storia di un passaggio in macchina in Colombia

Siamo in Colombia da ormai otto giorni e abbiamo la sensazione di essere al sicuro. Sapevamo che la Colombia è un paese potenzialmente pericoloso ma siamo prudenti e evitiamo le situazioni rischiose. Complice una popolazione che ci indica i pericoli e ci aiuta a non avere problemi.

Le inferriate e la porta chiusa a doppia mandata nel nostro hotel a Santa Marta ci fanno capire che stanotte dormiremo in una cittadina che dopo il tramonto potrebbe diventare pericolosa, come molte grandi città della Colombia. 

Ci appoggiamo a Santa Marta solo per fare base: dobbiamo raggiungere  il deserto e il viaggio è ancora lungo. Durante la notte dobbiamo muoverci per raggiungere Riohacha, dove ci aspettano Nelson e il suo fuoristrada ma questa è un’altra storia. 

INIZIA LA GIORNATA

colazione-notte

Sveglia alle 3:00, la signora dell’hotel ci prepara una colazione gustosa nonostante l’ora. Siamo pronti per partire ma chi ci dovrebbe venire a prendere è in ritardo. Che poi: chi ci verrà a prendere? Abbiamo prenotato un tour nel deserto con un’agenzia locale e abbiamo richiesto questo transfer extra visto che ci troviamo a 200 km da Riohacha dove ha sede l’agenzia. Se vi aspettate un pulmino con il nome dell’agenzia a caratteri cubitali e altri viaggiatori a bordo vi sbagliate di grosso e così inizia l’avventura

La signora chiama l’agenzia, l’agenzia non risponde (sono le 4 di notte!), Simone cerca la mail tra le mille prenotazioni: sì, l’appuntamento era qui alle 4. Parliamo con la signora del meteo a Santa Marta, qui è sempre estate, in Italia ora nevica, si vabbè ma il deserto?

ARRIVA UNA MACCHINA

Arriva una vecchia utilitaria rossa con un energumeno che si affaccia dalle inferriate dicendo “Simone?” Presi dall’entusiasmo ci mettiamo gli zaini in spalla e usciamo. Il tempo di realizzare che non era il pulmino dell’agenzia che siamo già seduti uno a fianco all’altra alle spalle dell’energumeno. Ci guardiamo e cerco di trasmettere la mia preoccupazione a Simone senza farmi capire, lui mi rassicura, l’energumeno sapeva il suo nome e ci facciamo bastare questa unica garanzia.

“L’ENERGUMENO”

Quarant’anni, pelle scura, capelli rasati, enorme e sguardo fisso sullo specchietto retrovisore, per noi “l’energumeno”. Inizia uno strampalato dialogo in spagnolo: lui sostiene di dover aspettare altre persone prima di partire, noi pensiamo di essere già in ritardo, fa telefonate qua e là e dopo mezz’ora si decide a partire. Ci aspettano tre ore di viaggio, siamo svegli da due e iniziamo ingenuamente ad appisolarci. 

Dinero” ci sveglia l’energumeno chiedendoci dei soldi. Noi abbiamo già pagato il tour all’agenzia, il transfer non era incluso? Non ci ricordiamo e prendiamo tempo per riprenderci dal sonno e realizzare. “Pagame ahora” e rallenta la macchina in una strada isolata. O paghiamo, o ci lascia in mezzo al nulla. Non abbiamo internet e l’energumeno non sembra che abbia voglia di perdere tempo ad aiutarci. Possiamo pagare all’arrivo? Così capiamo con l’agenzia cosa abbiamo già pagato? Senza troppe spiegazioni accosta la macchina. O paghiamo o dobbiamo scendere. Vuole 140000 COP che corrispondono a poco più di 30 euro. Paghiamo. 

strada

Il viaggio continua e l’energumeno non sembra scomporsi dopo le minacce. Noi, invece, abbiamo due occhi spalancati che corrono in ogni angolo della macchina alla ricerca di rassicurazioni. Guardiamo la strada per capire se ci sta portando veramente a Riohacha, nessun cartello stradale, tanto verde e qualche baracca qua e là. Il sorgere del sole migliora l’umore dell’energumeno che inizia a cantare e fischiettare la musica in radio. Dietro di lui due sguardi perplessi.

E’ ORA DI UNA SOSTA

Sono circa le 6 del mattino, incontriamo una specie di ristorante direttamente sulla strada pieno zeppo di gente. Accostiamo. Capiamo che il tizio deve andare in bagno, e pensandoci bene anche a noi. Lasciamo gli zaini in macchina ed entriamo: fuori dal locale c’è la fila intorno ad una signora che cuoce qualcosa su un barbecue improvvisato, e nonostante l’ora anche i tavoli all’interno sono pieni. Ci dirigiamo in fondo al locale seguendo a terra le tubature scoperte delle fogne che ci portano fino al bagno. Non è previsto lavarsi le mani.

All’uscita l’energumeno si fa spazio tra la gente per arrivare dalla signora che cuoce sopra a foglie di banano delle arepa che hanno un ingrediente speciale. Lo raggiungiamo mentre è intento a mangiarne una, ne stacca un pezzo con le sue mani enormi e lo offre a Simone, che senza indugio assapora e sembra apprezzare al punto da definirla “l’arepa più buona di sempre“. Peccato che l’ingrediente speciale è il formaggio, che Simone non mangerebbe per nessun motivo al mondo. Ma il suo istinto non ha saputo contraddire l’energumeno.

RIOHACHA

Il viaggio continua e dopo un’ora siamo effettivamente a Riohacha. Qualche strano giro, qualche via contromano e la macchina si ferma di fronte all’agenzia, siamo salvi!

arrivo

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